La escort di lusso che imparò a non avere più paura: intervista a Sara

sara escort di lusso

Gli inizi

«Dalla fame. Non necessariamente quella dello stomaco.»

Intervistatore: Se dovessi raccontare la tua vita partendo dall’inizio, da dove cominceresti?

«Dalla fame. Non necessariamente quella dello stomaco. Quella di chi cresce senza sentirsi protetto.

Da bambina avevo pochissimo. Non soltanto economicamente. C’erano cose che mancavano soprattutto dentro casa: tranquillità, protezione, qualcuno capace di dirti “ci penso io”. Ho imparato presto che gli adulti possono prometterti qualcosa e poi sparire. Che una casa può essere piena di persone e farti sentire completamente sola.

Sono cresciuta velocemente. Forse troppo.»

Una bellezza difficile da ignorare

«Furono gli altri a farmelo capire.»

Intervistatore: Quando hai capito che la tua bellezza poteva diventare qualcosa?

«Molto presto. Ma non fui io a capirlo. Furono gli altri.

Avevo un viso che attirava l’attenzione. Occhi particolari, lineamenti molto marcati, un corpo che cambiava e che gli uomini cominciavano a notare. All’inizio non capivo. Pensavo fossero semplicemente gentili, interessati.

Poi ho capito che mi guardavano come si guarda qualcosa che si desidera.

La cosa strana è che, mentre loro vedevano una ragazza bellissima, io vedevo soltanto una ragazza che cercava disperatamente di sentirsi abbastanza.»

La povertà e la prima porta

«Quando non hai soldi, impari che devi accettare.»

Intervistatore: La povertà ha influenzato le tue scelte?

«Completamente.

Quando non hai soldi, il mondo ti sembra diviso in due categorie: quelli che possono permettersi di scegliere e quelli che devono accettare.

Io appartenevo alla seconda.

Ricordo perfettamente la sensazione di entrare in un negozio, guardare qualcosa che desideravo e sapere già che non potevo comprarla. Non era l’oggetto in sé. Era la sensazione di essere sempre fuori dalla porta.

Poi è arrivato il momento in cui qualcuno ha iniziato a dirmi: “Tu potresti guadagnare molto con il tuo aspetto”.

All’inizio mi sembrava quasi offensivo.

Poi ho cominciato a chiedermi se forse non fosse vero.»

L’ingresso nel mondo delle escort

«Non c’è stato un salto improvviso.»

Intervistatore: Come sei entrata nel mondo delle escort di lusso?

«Non c’è stato un salto improvviso. È stato un lento scivolare da una situazione all’altra.

Prima incontri occasionali. Poi persone che mi presentavano altre persone. Poi uomini con molti soldi, abituati a ottenere quello che volevano.

Ho scoperto un mondo completamente diverso dal mio.

Suite enormi, ristoranti dove un conto equivaleva a mesi di stipendio, automobili che vedevo soltanto sulle riviste, viaggi organizzati nel giro di poche ore.

E soprattutto ho scoperto una cosa: la mia presenza aveva un prezzo.

Non era soltanto il mio corpo. Era il tempo. La compagnia. La conversazione. L’immagine. La discrezione. La capacità di entrare in una stanza e far sentire importante qualcuno.»

Il prezzo della bellezza

«Sarebbe una bugia dire di no.»

Intervistatore: Ti sei mai sentita una merce?

Lei rimane in silenzio per qualche secondo.

«Sì.

Sarebbe una bugia dire di no.

Ma mi sono sentita una merce anche prima. Solo che allora non venivo pagata.

La differenza è che, quando ho iniziato a guadagnare, ho potuto scegliere.

Ho potuto dire no.

E per una persona cresciuta sentendosi impotente, poter dire “no” è una forma di ricchezza enorme.»

Il lusso

«La prima volta sembrava un film.»

Intervistatore: Qual è stato il momento in cui hai capito di essere diventata una escort di lusso?

«Quando ho smesso di meravigliarmi del lusso.

La prima volta che sono entrata in una suite a cinque stelle mi sembrava di essere dentro un film. La seconda osservavo tutto. La terza ero già abituata.

Ed è stato proprio lì che ho avuto paura.

Perché capisci che puoi abituarti a qualsiasi cosa.

Anche a vivere una vita che da bambina non avresti mai nemmeno immaginato.»

Le tragedie che non scompaiono

«Le porti dentro.»

Intervistatore: E le tragedie della tua famiglia? Ti hanno mai abbandonata davvero?

«No.

Le porti dentro.

Puoi avere un vestito meraviglioso, gioielli, una macchina importante, una camera con vista sul mare. Ma quando spegni la luce rimani sempre tu.

E certe notti tornano tutte le cose che pensavi di aver superato.

Le persone che hai perso. Le cose che non hai ricevuto. Le parole che avresti voluto sentirti dire.

Per molto tempo ho cercato di compensare tutto con il denaro.

Poi ho capito che il denaro può comprarti sicurezza, ma non può riscrivere l’infanzia.»

Una fortuna e una condanna

«La bellezza mi ha aperto porte, ma non tutte portavano alla libertà.»

Intervistatore: Hai mai pensato che la tua bellezza fosse stata una fortuna?

«Una fortuna e una condanna.

Mi ha aperto porte che altrimenti sarebbero rimaste chiuse.

Ma mi ha anche fatto incontrare uomini che vedevano prima il mio corpo e poi, forse, la persona.

Ho imparato a distinguere chi voleva davvero conoscermi da chi voleva semplicemente possedermi per qualche ora.»

Quello che cerca oggi

«La cosa che cercavo da bambina.»

Intervistatore: E oggi cosa cerchi?

Lei sorride.

«La cosa che cercavo da bambina.

La tranquillità.

È buffo, vero?

Ho passato anni a inseguire il lusso per sentirmi finalmente al sicuro. Adesso potrei avere quasi tutto e quello che desidero davvero è poter dormire una notte senza pensare a quanto devo essere bella, interessante, desiderabile o forte.

Voglio poter essere semplicemente una donna.

Non un’immagine, non un corpo, non una fantasia.

Solo una  donna.»

«Mi sono salvata da sola»

L’ultima domanda

Intervistatore: Se potessi parlare alla ragazza che eri all’inizio di tutto questo?

Lei abbassa lo sguardo.

«Le direi di non vergognarsi.

Le direi che non era colpa sua se era nata in una famiglia complicata. Che non era colpa sua se aveva dovuto crescere troppo presto. E che non doveva dimostrare il proprio valore attraverso gli occhi degli altri.

Ma soprattutto le direi una cosa:

“Non aspettare che qualcuno venga a salvarti. Impara a salvarti da sola.”

È quello che ho fatto.

Forse non nel modo più semplice, forse non nel modo più pulito.

Ma sono ancora qui, e per la prima volta nella mia vita, quando entro in una stanza, non mi chiedo più quanto valgo per gli altri.

Io so quanto valgo.

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